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Padre Enrico Ravera PDF Stampa E-mail
Il ricordo di Padre Enrico Ravera lo dobbiamo a Pier Giorgio Spotorno..

I miei ricordi di Padre Enrico Ravera o.c.s. risalgono al periodo tra il 1962 e  il 1964, quando ero stato prima aiuto capo Riparto con Marco Cadolini e poi capo Riparto del Franco Nanni.
Padre Enrico era un Carmelitano scalzo del convento che allora teneva anche la Parrocchia di San Carlo in Via Balbi, presso cui alloggiava il Franco Nanni (e per un certo periodo anche il branco della Pista Battuta).
Era stato assegnato in qualità di AE, mi pare agli inizi del 1962,  in sostituzione di Padre Antonio o.c.s.(che a sua volta aveva sostituito, con molti rimpianti,  Padre Lucio del Basso, dell’Oratorio).

Padre Enrico aveva la semplicità nel cuore, e riusciva a trasmetterla a tutti nei suoi ricordi e nei suoi discorsi.
Aveva avuto una vita non facile, compreso il periodo della 2° Guerra Mondiale dove aveva partecipato, in qualità di Cappellano Militare, sul fronte Greco-Albanese.
Non parlava molto di quel periodo, però aveva conservato un ricordo sempre vivo: l’altarino da campo. Ai campi arrivava sempre con la sua valigetta di legno (che mostrava non solo i segni dell’usura, ma anche quelli di alcune vicissitudini belliche) che era fornita, al suo interno, di tutto il necessario per celebrare la Santa Messa.
L’altra abitudine (come lui soleva dire con ironia) che gli aveva lasciato la Guerra era il fumo: aveva la capacità di fumare le peggior sigarette allora esistenti, e in quantità “industriale”. Chi ha vissuto in quegli anni, e magari fumato qualche sigaretta, non può non ricordarsi delle famose (o famigerate)” Alfa”, che più che tabacco contenevano asfalto puro. Padre Enrico riusciva a fumarle fino all’ultimo millimetro, e senza ustionarsi le labbra!!!!

 San Carlo era parrocchia di frontiera, a ridosso di Via Prè e dell’angiporto. C’era quindi la possibilità di incontrare gente sicuramente molto interessante, anche se non proprio in linea con quelli che allora erano definiti i “canoni comportamentali”. Tanto per citare qualcuno, nella comunità dei Frati carmelitani viveva un Frate Laico che era soprannominato “fratel mitra”, probabilmente per qualche precedente trascorso, mai da noi indagato. Aveva un’abilità particolare nel riuscire a procurarsi generi di sussistenza di qualunque tipo e di qualunque provenienza.
Nel 1962, al suo primo campo come AE, Padre Enrico portò con sé un certo numero di  lattine rigorosamente senza etichetta e senza indicazioni, rifiutandosi di specificarne la provenienza (forse “fratel mitra” ne sapeva qualcosa di più …),  ma dicendo semplicemente che erano razioni alimentari dell’esercito americano.
Ora, facendo un semplice calcolo aritmetico, dalla fine della guerra al 1962 erano già passati 17 anni.  Le lattine dovevano essere scaldate a bagnomaria e poi aperte, e qui c’era il vero thrilling: cosa sarebbe emerso dai meandri della storia? Con la pratica abbiamo scoperto (soltanto tra i membri della Direzione di riparto, perché ce ne siamo guardati bene di distribuire quei “viveri” agli innocenti scout…) che le alternative erano di due tipi: ravioli al sugo o minestrone con pasta. Devo dire che, passati i primi attimi di perplessità (saranno ancora buoni, ci prenderemo qualche infezione intestinale, e il colera?) le lattine sono state tutte regolarmente utilizzate, lasciando qualche rimpianto quando sono finite. Comunque i ravioli, seppure con un sugo di pomodoro fin troppo acido, erano decisamente superiori al minestrone.

Ho perso di vista Padre Enrico quando, nel 1965, sono partito per militare e poi mi sono trasferito a Roma.

Le ultime sue notizie le ho avute praticamente guardando le foto (riferite al 1969) che Miki Montanari ha inviato un mese fa: in alcune di quelle c’è non solo Padre Enrico ma ,con mia piacevole sorpresa, anche in divisa scout. E pensare che io l’avevo sempre e solo visto con il saio da Carmelitano.
E proprio in saio è la foto (di Luigino) che ho allegato a suo ricordo: si riferisce all’inaugurazione del Crocifisso in ricordo di  Pier Luigi.     

 

 
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