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L’Osteria delle Baracche PDF Stampa E-mail

... che nella sera del 1° Novembre diventava la sede del Clan della Tortilla .......

……. luogo di scampagnate sul Peralto   (ndr: non lontano da Forte Sperone) ove trovasi l' “Ostaia de Baracche”, nome derivato appunto dall'improvvisarvi  baracche in legno e con arbusti per breve soggiorno a riparo del sole …….      (tratto da "Vie di Genova", F. Donaver, Ed. Moderna, Genova, 1912).

Per noi  era qualcosa di diverso, era la conclusione, o il coronamento, di una giornata speciale, e per qualcuno anche di un bivacco, che celebrava la festa annuale del Clan della Tortilla.

La data del primo novembre era stata scelta perché la fondazione era avvenuta in quel giorno del 1945 ma perché era stato scelto il Forte Diamante? Se qualcuno ha  notizie in merito, si faccia avanti che sarà il benvenuto. So solo che, dopo la mia prima volta in occasione del passaggio dal reparto al noviziato (era il 1960, pioveva a sguazzo e ci hanno fatto scalare le mura esterne del forte: la corda era bagnata fradicia e ho impiegato una vita ad arrivare in cima ….) tutti gli anni aspettavo con ansia il 1° Novembre non solo per la festa al Diamante ma anche per la sua conclusione.

Era una tradizione consolidata quella di concludere la festa di Clan  alle Baracche. All’epoca, parlo della prima metà degli anni 60, le Baracche erano una semplice osteria per cacciatori e per escursionisti sulla strada di Torrazza con il pregio di una grande sala al piano di sopra: nella notte della festa dei Santi quella sala diventava succursale della sede di Clan, anzi, seguendo il motto Ambrosiano "Ubi Petrus ibi Ecclesia": ERA LA SEDE DEL CLAN !!!

Ecco una foto della festa del 1954, inviata da Pietro Lazagna (che non è il fotografo visto che si trova al centro del gruppo)

da sinistra a destra

  • seduti davanti al tavolo: Gigino Sammartino, Franco "piccin e scemmu" Zuliani, Mario"ecco,ecco,si,si" Mascolo.
  • seduti dietro il tavolo: Giovanni Costa, Carlo Cama, Federico "Teddy" Gianelli, Berto Berti, Angelo Pescio.
  • in piedi: Franco Guerrieri, Enzo Sardo, Gianni Barabino, Raffaele "Raffy" Guiglia, Alfredo Costa, Sergio "Flippa" Ferrari, Emilio "Poppo" Fadda, Alberto Guerrieri, Pietro Lazagna, Ettore Sacchi, Beppe Marescotti, Nico Torretta, Ettore Oldrini, Ugo "Bull" Salmona.

 

 

 

 

 

 

 

Quella sala ha visto cose che “voi umani non avete neanche mai immaginato” (cfr: Blade Runner).

Cosa è mai la notte di Halloween di fronte alla “Danza del ventre” di Angelo Pescio?
E quale spettacolo teatrale può oggi eguagliare la rappresentazione della “Santa Caterina … biribim biribim biribim bum bum” (che qualcuno, maliziosamente, invece cantava Barabin Barabin Barabin bum bum) con l’apoteosi finale rappresentata dall’arrivo degli angeli:
“E gli angeli del cielo  ....... biribim, biribim, biribim bum bum  ........  la vollero con sé, ... eee eee”
quando tre o quattro energumeni, con tasso alcolico nel sangue che avrebbe impedito loro non solo di guidare,  se avessero avuto un’auto,  ma neanche di avvicinarsi a un’edicola per  comperare la rivista Quattroruote,  trascinavano via la povera Caterina.
Anche la povera Caterina era normalmente interpretata da Angelo Pescio,  con un fazzolettone verde-nero avvolto intorno alla testa a mò di suora.

   Non sono le Baracche ma un prato, non è la Santa Caterina (manca il fazzoletto) ma è pur sempre l'Angelo danzante..... 

Ma partiamo dall’inizio.

Arrivavamo in loco che era già buio, dopo una giornata piena di avvenimenti. Il “trattore” aveva preparato le fettuccine per tutti mentre per il companatico ci si arrangiava con il resto del mucchio di mezzogiorno. Il mucchio era l'ammasso di tutti i viveri, diviso per genere, dal quale ciascuno pescava secondo necessità, evitando, regola non scritta ma dai più rispettata, di pescare del suo. Tra le vettovaglie avanzate c’erano sempre i “formaggini” (mi domando: ma chi portava i formaggini visto che avanzavano sempre ....) che però in quella circostanza non venivano considerati mezzi di sostentamento  ma piuttosto proiettili da far vagare per la sala per convergere poi, chissà per qual recondito motivo, sugli occhiali del Maurizio Chicco (fonte: Gian Carlo Spot).

Un'altra foto scattata alle Baracche nel 1954 e conservata da Gianni Barabino. Da sinistra:
Mario Mascolo, Gigino Sammartino, Franco Guerrieri, Gianni Barabino, Raffi Guiglia, Y, Emilio Fadda, Enzo Sardo e (forse) Giovanni Costa.

 C’era la cerimonia di  “Allegri compari che il vin l’è bon” con il fiasco che passava da una mano all’altra e con il ritornello “tira tira” che si prolungava o meno a seconda delle capacità di resistenza di chi beveva (e sempre in maniera inversamente proporzionale). E questo spiega, almeno in parte, la questione degli angeli nella rappresentazione di cui sopra.

 

 Mario Mascolo in funzione di...cameriere
Un anno è venuto anche Padre Lino o.c.s. che era al momento assistente del Franco Nanni (poi sostituito da Padre Antonio, come dire che   … si stava meglio quando si stava peggio). Orbene, questo Padre si piccava di essere teologo e aveva anche atteggiamenti ieratici che mal si conciliavano con l’atmosfera “baracchesca”. La conseguenza fu che  venne ribattezzato “Abate Linè” la qual cosa sembrava compiacerlo (d’altra parte gli Abati Benedettini hanno  dignità Vescovile), però non aveva riflettuto sul fatto che in francese Abate Linè si pronuncia “Abbèlinè”…….

 


                     Da sinistra: Giovanni Costa, Carlo Cama, Teddy Gianelli, Berto Berti, Angelo Pescio e Pietro Lazagna.

 

Il rientro era in tarda serata e la via del ritorno era punteggiata dalla sterminata distesa di  lumini di Staglieno che preannunciavano la ricorrenza  del giorno dopo e noi, nel tratto di strada tra le Baracche e il Castellaccio, recitavamo il Rosario per i Defunti dimostrando la grande capacità che avevamo di tornare seri dopo l'allegria più sfrenata di pochi minuti prima.

L’ultimo pezzo del cammino era sulla strada delle mura dove passavamo in mezzo a due file di macchine  parcheggiate, a luci spente e con i finestrini appannati (o coperti da fogli di giornali). Alcune macchine davano l’impressione di agitarsi, ma sicuramente non di moto proprio e non perché fossero impressionate dal  nostro passaggio …..

 
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