In attesa di mandarci i suoi ricordi personali Salvatore Spensieri ci invia una cronistoria “ufficiale” (tratta dal sito dell’agesci?) del campo nazionale di Val Fondillo (parco nazionale d’Abruzzo) …ed ecco anche i suoi ricordi (in fondo)
1954 (18 – 25 luglio) Val Fondillo
Indetto per celebrare il decennale della rinascita dell’associazione, fu il più numeroso di tutti i precedenti: oltre 3.500 i partecipanti.
Diretto anche questo da Salvatori, padre Agostino Ruggi d’Aragona ne fu l’assistente ecclesiastico.
Entrambi erano stati al primo campo del ’21. Ruggi all’epoca non vestiva ancora la veste bianca domenicana ma era a capo del suo “Roma quinto”. Ad entrambi era rimasta nel cuore la nostalgia di quella prima avventura in luoghi tanto singolari.
Assunse un significato particolare la presenza dei reparti ASCI di Trieste (tornerà all’Italia il 5 ottobre di quell’anno), del Cairo e di Porto Said.
Questa volta fu accentuato il carattere di campo dei reparti. Infatti, il campo nazionale vero e proprio occupò una sola settimana, dal 18 al 25 luglio, mentre i servizi furono pronti fin dal 12 e rimasero in funzione ancora fino al 4 agosto, dando la possibilità alle unità di svolgere il loro normale campo estivo.
Nella settimana centrale era stato chiesto ai reparti la partecipazione alle cinque manifestazioni ufficiali.
Il 18 pomeriggio, un grande gioco portò le squadriglie al pianoro del quartier generale, verso l’imboccatura della valle, dove erano sistemati le antenne delle bandiere. Si trattava di formare delle catene di sei squadriglie di nazionalità o regioni diverse e correre al luogo della riunione.
Cosa apparentemente semplice, se non si tiene conto che furono ben poche le squadriglie disposte a farsi “catturare” invece di catturare e che la corsa, data l’estensione del campo, non dovette essere mediamente inferiore ai tre chilometri.
Il giorno 20 fu interamente occupato dal grandioso gioco che ripeté le gesta di Custer al Little Big Horn. La grande massa di indiani e confederati invase larghi tratti della valle e della provinciale fin verso la Camosciara e sotto le pendici del Marsicano. Un evento certamente rimasto a lungo nei ricordi e nei racconti di chi vi prese parte. L’esito dello scontro confermò la storia, ma Enrico Dalmastri osservava «chi ha vinto non importa saperlo, perché: in un grande gioco il risultato più importante non è la vittoria, ma lo stile con cui si è giocato».
Due sere dopo, il 22, due pire enormi illuminarono la scena del fuoco da campo su cui si alternarono le danze regionali e i canti di tutti.
Il 24, il sole era appena scomparso dietro le cime boscose del monte Dubbio, quando padre Ruggi, con il suo tono di voce sommesso guidò la riflessione degli scouts sul primo articolo della Legge.
E finalmente la mattina del 25 il grande spiazzo del quartier generale vide il campo radunato attorno all’altare per la Messa di chiusura celebrata da monsignor Pignedoli. Per tutti noi era rimasto “don Sergio”, il primo assistente centrale dell’ASCI risorta ed uno degli artefici della ripresa. Da qualche anno era in Bolivia, Nunzio apostolico, ed era tornato a rivedere i suoi scouts. Nel salutarli prima di riprendere la sua strada disse loro: «più sono lontane le tende, più siano vicini i cuori».
Al pomeriggio, la cerimonia di chiusura e l’ultimo ammaina bandiera dai pennoni centrali dove per otto giorni, a fianco del tricolore, avevano sventolato le bandiere della Francia e dell’Inghilterra.
Durante la settimana centrale, oltre a queste attività “ufficiali”, ve ne erano state altre “facoltative”: alcuni corsi tecnici (pionieristica, natura, topografia, hebertismo con la partecipazione di Gigi Mosca e i suoi allievi dell’ISEF), alcune gare (cottura pane, segnalazioni, canto, danze regionali in costume e danze scout), le escursioni al monte Marsicano e alla Camosciara.
Ai capisquadriglia e ai capi furono riservate alcune occasioni di incontro.
Ricordi personali di Salvatore Spensieri
Durante quel campo feci l’hike di prima classe con un compagno. Dopo un giorno di cammino trovammo una grotta percorsa da un ruscello nella Camosciara. Mettemmo la tenda lì, sulla sabbia bianca. Preparammo la cena su un focherello in modo da non disturbare gli animali che sentivano girare attorno. Poi, dette le preghiere, riflettemmo sulle parole di Gesù e ci mettemmo nei sacchi a pelo.
Durante la notte sentimmo qualcuno muoversi intorno alla tenda, urtarla addirittura. Un po’ spaventati uscimmo dai sacchi a pelo rimanendo nella tenda per poter capire cosa stesse accadendo.
Avevamo francamente paura pur essendo due validi e robusti scout.
Ad un tratto sentimmo un sordo brontolio: erano due orsi marsicani che esploravono il loro territorio.
Affabili non emisero alcun cenno di minaccia. Ci guardarono stupiti, almeno così ci parve, e se ne andarono lemmi lemmi.
Fu l’hike migliore di quel campo.
Altri, avendo conosciuto la nostra avventura andarono ad ispezionare la grotta ma,degli orsi, non si seppe più alcunchè.
Durante quello stesso campo si realizzò la separazione definitiva tra scout molisani e gli scout abruzzesi.
Il mio reparto veniva da Campobasso e ci mettemmo sulla manica della divisa l’indicazione MOLISE.
Gli amici abruzzesi si misero allora l’indicazione ABRUZZO, accettando la scomposizione
La separazione fu la premessa per la divisione ufficiale delle due Regioni fino ad allora riunite in un’unica denominazione di “Abruzzo Molise”.
Così vanno le cose tra fratelli che s’intendono.